As câmaras da memória

Diario di un(o che continua a confermarsi un) antieroe
Vortici di pensieri disordinati: un italiano che ha anche vissuto a Lisbona, ma non per fare l'er*smus
"La vita per te é solo un pretesto per scrivere a ruota libera" (simon tanner aka humpty dumpty)
"Io lavoro, eri tu quello che faceva cazzate!" (Franca)

domenica, febbraio 17, 2008

La Bachelite nella terra del Socialismo reale


L’incipit di qualsiasi commento o recensione di Bachelite, il secondo album degli Offlaga Disco Pax, altro gruppo da me amatissimo e per il quale se finora non ho mosso alcuna critica è solo perché davvero non ne ho trovato neanche una ragione, sarà, abbastanza prevedibilmente e con ovvia cognizione di causa, "era difficile ripetersi".

Perché il Socialismo Tascabile, ai tempi, rappresentò un vero e proprio punto di rottura nel panorama musicale italiano. Gli ODP sono stati qualcosa di nuovo, di immensamente originale, di inascoltato ed inedito che accomunarli a qualcosa o qualcuno è tecnicamente impossibile.
La vera sfida, per loro stessi piu’ che per noi ascoltatori, era riuscire a riproporre un suono altrettanto originale da distanziarsi in qualche modo dal Socialismo, senza perdere pero’ la magia nascosta dietro ai testi, quei quadretti di Emilia Romagna rossa degli anni ’70 e ’80, quel mondo vintage dimenticato e che sembra lontano anni luc
e, e alla musica, l’arte di Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli, unici sacerdoti dello shoegaze autentico che puo’ ascoltarsi oggi in Italia (e in Portogallo, per esaurire tutto cio’ che posso garantire).

E con una facilità disarmante gli Offlaga ci sono riusciti.
E anche questa volta è con immensa gioia che posso collocare su livelli di eccellenza Bachelite,
un album bellissimo, un capolavoro, che mi ha lasciato ben piu’ incantato dalla maturità raggiunta dei Baustelle, scalzati sin dal primo ascolto dell’opera somma dei nostri.

Il ritorno di Max Collini e soci, questo secondo capolavoro dalle tinte grigie e rosse, è segnato da testi meno ironici forse, piu’ rassegnati e trascinati, meno da proclama, mentre musicalmente la voce di Max è molto bassa, quasi impercettibile in alcuni passi; segno anche di un mutamento sostanzaile nei testi: Collini è cresciuto, è piu’ intimo, piu’ saggio. Nonostante avessi letto alcuni dei testi contenuti in ques’album molto prima addirittura dell’uscita del Socialismo Tascabile, direi che solo qui potevano esser presenti canzoni come Cioccolato IACP o Sensibile: le differenze sono profonde, Max smette di lottare in modo piu' evidente contro l’ingiustizia della cancellazione e del rastrellamento di quel mondo provinciale e solidale reggiano, e racconta storie, stavolta tutte –anche drammaticamente, a volte- vere, da un palco diverso. Il Collini sembra uno di quei vecchi comunisti che hanno letto un sacco ma che sono andati solo a scuola di vita, passati attraverso battaglie e sconfitte ideologiche pesantissime, e che sfoderano un’ironia ed una saggezza rassegnate tanto da annichilirti per la concreta semplicità con la quale spiegano il mondo.

Dal punto di vista delle melodie la crescita di Fontanelli e Carretti è stata, invece, spaventosa.
Non c’è ombra di dubbio che suonare insieme quasi ogni sera per due anni li abbia aiutati entrambi in modo notevole, rendendoli affiatati piu’ di quanto già fossero e permettendogli sperimentazioni ed esercizi in congiunto, ma al di là delle collaborazioni (Fumagalli - Andy dei Bluvertigo- e Reverberi su tutti) entrambi sono ormai di un altro pianeta. Daniele è un discorso a parte, perché sembra che qualsiasi cosa alla quale metta mano si tramuti in oro, dai Magpie alle meraviglie assolute di quest’album, Sensibile ed Onomastica, canzoni che nemmeno i Pixies nel loro punto piu’ alto sarebbero riusciti a comporre, mentre il senso della melodia di Fontanelli è l’inimitabile mood Offlaga Disco Pax, in cinque canzoni su nove la firma è sua, nei picchi di Lungimiranza e Venti Minuti. Attualmente non vedo un compositore superiore a loro. Né in Italia né all’estero.

Bechelite è un altro viaggio nell’immaginario collettivo di una terra e un modo di vivere che sopravvivono in ricordi, in piccole avventure quotidiane, in grandi e piccoli incontri di ogni giorno, al pari del Socialismo Tascabile e come il Socialismo non stanca dal primo all’ultimo secondo. Mai che skippi una canzone del cd, mai una caduta di intensità, mai il cantastorie suffragato dalle musiche in chiaroscuro dei due strumentisti stanca nei suoi racconti antichi e vivaci.

Il viaggio inizia con Superchiome, che apre l’album quasi a compitino, la ragazzetta nata ai tempi del Punk da accogliere col napalm, seguita da Ventrale (ascoltabile su myspace), che introduce l’estasi elettronica classica Offlaga. Ventrale, efficacemente scelta come battistrada dell’album, come manifesto, la lunga spiegazione del salto impossibile di Vladimir Yashchenko, un gesto così commovente fino alla metafora profondissima del saltare il Doctor Who, la differenza tra il cuore proletario e il dilettantismo laburista, si candida ad essere uno dei pezzi piu’ belli di tutta quella che sarà la storia ODP, intensissimo e caloroso.
Dove ho messo la Golf è melodiosamente indimenticabile, marcetta che incalza come le declamazioni di Max, il Morgana detto alla Piero Pelú e l’apologia di Lula da Silva, e apre le porte al vero capolavoro.
Sensibile.

Sensibile, lo dico da qualche giorno, si candida seriamente ad essere la canzone del millennio.
Il giro di chitarra, gioiello incantevole del Carretti, è qualcosa che neanche i Mogwaii sono mai riusciti a raggiungere, mentre il testo, fiera ed altissima indignazione di fronte al relativismo della parola sensibile fino ad indurla a relativizz
are il senso della colpa e della giustizia cresce e si adagia sugli arpeggi dreamy post rock caricati di chorus. Una canzone meravigliosa, da antologia della musica, capace di mantenersi meravigliosa senza distinzioni di tempo, che riesce ad ergersi sul resto dell’album altrettanto magniloquente ma, bontà loro, non altrettanto geniale come i cinque minuti e quarantanove secondi di Sensibile. Violoncelli, il Rhodes Mark, la variazione d’arpeggio accompagnato dalla crescita di tono di Max sono un tappeto onirico in un crescendo da eredità Cocteau Twins nitidissima, e pace all’anima dei Disciplinatha e delle provocazioni insensate e fini a sé stesse. Sensibili anche loro.

Lungimiranza è un altro capolavoro, il pezzo piu’ ironico del disco, ché da Reggio Emilia han fatto carriera tizi improponibili, ed anche musicalmente il piu’ estremo, con Fontanelli al moog e il pezzo a saltare come un cd rigato. Novità profonde in casa Offlaga, da questo punto di vista, un pezzo orecchiabile e dalla melodia indimenticabile. Chi a cucinare, chi a fonicare e tra dieci anni chi lo sa. Questo pezzo funzionerà come Robespierre, come Kappler e il Tono Metallico. Denso di frasette che diventeranno citazioni nei discorsi di tutti i giorni. La vera forza di questa band, la sua assoluta vicinanza al mondo e al modo di essere del proprio pubblico.

E a Lungimiranza segue un altro pezzo antico degli ODP: Cioccolato IACP, riveduta e corretta con l’aiuto di Jukka Reverberi che ci mette persino la voce, una storia neorealista vissuta tra i palazzoni dell’Emilia degli anni ’80, dai drogati che convivevano con bambini ed anziani e il senso della carità e della solidarietà innati, fino alla scoperta del sesso orale, lugubre nella musica, onorevole nell’ambientazione: è spaventoso come Collini, usando soltanto le parole, scatti fotografie nitide in bianco e nero, o disegni quadri ad acquerello di mondi lontani eppure così concretamente tangibili da commuovere e far riflettere.

A Fermo!, la brutalità di ogni catena, e l’istinto profondo di scapparvi, qui con la presenza ancora piu’ forte di Reverberi (nettamente un pezzo Giardini di Miró) segue Onomastica, un basso tambureggiante e monotono alla Bauhaus e anche alla Cure periodo Kiss me Kiss me Kiss me, sopratutto per quella presenza del sax all’inizio del pezzo, un altro colpo di genio di Carretti, capace di saldare le influenze piu’ cupe degli anni ’80 e spiegarci la sua visione di new wave in meno di 6 minuti, con un Max quasi a cantare, a rappare. Robe da far impallidire i Massive Attack.

Fino ad uno dei capolavori supremi, Venti Minuti, il pezzo che porta alle lacrime. Qualche citazione addirittura Helio Sequence, intermezzi armonici e Max che racconta di una telefonata routinaria che ogni anno riporta venti amari di ricordi lontani, sussurri di parole non dette, amarezze che il tempo solo nasconde, o oblia finché puo’.
Come in ogni pezzo Offlaga, come in ogni nostalgia di tempi lontani e perduti.

Tanti hanno amato gli ODP in questi anni. Alcuni li hanno stimati credendoli erroneamente un gruppo politicizzato (passó alla storia l’inopportunità di una intervista della maugeri a brand bew) e tentando di renderli bandiera della musica sinistrorsa di questi anni, collocandoli al lato di Ferretti sbalgliano clamorosamente, altri li hanno adorati, o li hanno calpestati, presumendo che fossero nient’altro che la copia odierna dei Massimo Volume.
Io ho amato, e amo gli Offlaga Disco Pax per quello che sono. Per la loro originalità, per il loro inconfondibile marchio che hanno saputo cambiare, plasmare, rilanciando e scommettendo su tutti quegli elementi che fanno parte della loro poetica, del loro mondo, di tutto quello che han costruito e che li rende così unici.

Senza tentare di essere piu' appetibili o piu' accessibili. Essendo loro stessi, puntando sullo shoegaze e su proclami meno aggressivi, meno diretti, eppure così profondi ed intensi da essere ricercati e difficili, cogliendo nuove esperienze e sommandole alle proprie, al proprio immaginario e al proprio stile.

Un altro album magistrale,
un altro cofanetto (ovviamente anche stavolta di una bellezza vintage inenarrabile) di ricordi di mondi lontani da riaprire e permettergli di farci sognare come sempre appena si vuole.


Gli Offlaga Disco Pax l’immortalità l’avevano già raggiunta. Si è trattato solo di riproporla, in quella magia che solo loro sanno custodire ed esercitare, e che soprattutto sanno trasmettere, lasciandoci come sempre, come ogni volta incantati e innamorati dallo splendore della sua unicità.

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