As câmaras da memória

Diario di un(o che continua a confermarsi un) antieroe
Vortici di pensieri disordinati: un italiano che ha anche vissuto a Lisbona, ma non per fare l'er*smus
"La vita per te é solo un pretesto per scrivere a ruota libera" (simon tanner aka humpty dumpty)
"Io lavoro, eri tu quello che faceva cazzate!" (Franca)

venerdì, febbraio 16, 2007

Quale fica?


Già, quale fica?

Ho ascoltato il nuovo dei Bloc Party, in maniera del tutto frammentaria, alla FNAC.
Mi sembra di poter dire che il processo di bollimento non si è completamente compiuto, visto che tra le prime tre qualcosa di interessante c'è, la parte in mezzo è peggio che si possa immaginare e le ultime 3/4 si salvano.
Avevo detto, due anni fa, che i Bloc Party in qualche modo avevano detto una parola diversa rispetto all'appiattimento dell'easy rock dell'ultimo periodo; un po' mi ricredo, visto che anche loro citano FF (che sono l'unico originale possibile di questi ultimi anni in materia - il che è tutto dire) a manetta.
Un album sufficientemente inutile.

Non é inutile invece la notizia che sto per darvi, e che aspettavo in trepidazione messianica: "as you've probably heard by now, Avril has a brand new album coming out soon! The album's called The Best Damn Thing and it's being released April 17th.
The first single from the album is called Girlfriend (oddio ma immaginate cosa voglia dire? Cosa aspettarci? n.d.JP) and you'll be hearing it on the radio soon", dice la niusletta.
Ha salvato il post, perchè per protesta avevo deciso di postare la copertina di Victorialand.

Ieri ho perso 2 many djs al LUX (e tra l'altro si rischiava di andarci con un'orgia di belgi), vinto dalla stanchezza e dalla distruzione della gola.
In compenso ho visto degli uomini passeggiare in piazza Camões (l'uomo simbolo del Portogallo, privo di un occhio) vestiti da vacca della Milka.

La vita qui é una continua telenovela.

martedì, febbraio 13, 2007

Trent'anni dopo


Un amico mi ha chiesto delucidazioni in merito a ciò che é accaduto in Portogallo in questi giorni, in corrispondenza del referendum per approvare una legge che definitivamente legalizzi l'aborto: prima dell'11 febbraio (giorno della consultazione), in lusitania non esisteva la legge 194, e le donne che abortivano venivano detenute fino ad un massimo di tre anni.

Il referendum è stato una delle cose più portoghesi che abbia mai visto: raticamente la campagna del no gestiva patrimoni che nemmeno silvio; volantinaggio continuo a manetta in tutti i posti più affollati di lisbona, quartieri generale in due lussuosissime vetrine al Bairro Alto, mentre quei disgraziati del sì potevano contare su diecimilalire e quattro cazzoni che magari un aborto l'hanno vissuto sulla loro pelle.

I miei amici si dividevano tra sì a tutta forza e no a tutta forza (ebbene sì, a 27 anni si è votato no) e vi assicuro che ho fatto piú campagna elettorale io che giravo con la spilletta "SIM" a ripetere a quei cazzo di azionecattolica che la loro nazione sarebbe rimasta indietro di 30 anni che i miei amici tutti insieme.

Il comitato del no, dicevo: una televisione via satellite che mandava testimonianze di donne che non sono sopravvissute psicologicamente ad un aborto, feti a manetta a ogni ora barbaramente massacrati da medici nazisti, vescovi strafatti che vaneggiavano, cartelloni ENORMI con scritte "NÃO OBRIGADA" color di rosa che nemmeno da noi... erano il doppio, il doppio dei nostri faccioni! E professori universitari, e politologi, e sociologi, e psicologi e medici...
E le dichiarazioni: il sacro ammonimento "dopo aver legalizzato l'aborto verranno legalizzati l'eutanasia, la pena di morte e addirittura i matrimoni omosessuali" del vescovo di Bragança è stata la piú ridicola miscela di luoghi comuni e stupidate concepita in questi giorni di promozione politica; peró la cosa é ben pericolosa, se si pensa che questo vescovo ha na grossa importanza (la casa reale portoghese era originaria della zona).

Il problema é anche legato alla grossa sfiducia che i portoghesi hanno nei confronti delle istituzioni politiche. XXX, una zitella obesa di 47 anni, ha abortito diversi anni fa a lisbona (ovviamente illegalmente) e non é andata a votare perchè (testuale) A) i politici si rubano i soldi B) "io sono anarchica e lo stato non puó decidere sulla mia vita" - quando le ho fatto notare che si votava per la DEPENALIZZAZIONE lei ha risposto che non vuole comunque che saperne.

Dibattito politico però praticamente morto. Tribune elettorali una volta a settimana dopo la mezzanotte, Socrates che a 5 giorni dal voto si é espresso per il sí, i comunisti in silenzio, la CDS (tipo la destra, ma qui alleanza nazionale sono i socialisti democratici) in libertà di coscienza (anche se tendenzialmente no). Dovevano cambiare la struttura sociale del portogallo e i giornali parlavano degli aiuti europei del 2008...

L'evento piú spaventoso fu la mattina che la 'repubblica' portoghese iniziò a schierarsi in modo subliminale per il no...

Il referendum si é svolto dalle 9 del mattino alle 19 di domenica, in un giorno di diluvio universale. La Rai portuguesa (RTP) ha diffuso le proiezioni dell'universitá cattolica (ovviamente) che davano il no al 51 e il sí al 49... Al nord, zone come Viseu dove i preti hanno strarotto si é arrivati a 70% no, il sí aveva vinto solo a Porto...

Ma, il fiero Alentejo e l'illuminata Lisboa hanno salvato la situazione: con un'astenzione vicina al 56%, il sí ha vinto con quasi il 60%.
Il governo, dopo la lezione del 1998 (vinsero... gli astenuti) ha deciso di rendere la cosa solo consultiva (l'articolo pessimo de "La repubblica" italiana è ingannevole: vinse il sí, di pochissimo) e adesso promette di creare una legge ad hoc.

Fatto sta che i portoghesi continuano ad essere abbastanza repressi sessualmente. Nel nord il sì praticamente non esiste e i pretuzzi l'hanno fatta da padroni. La chiesa ha avuto la furbizia di non fare una pubblicità enorme, ma di passare la responsabilità a parrocchie e istituzioni minori. I ragazzi tipi in stile fighetto tutto perfetto che ti guardavano con superiorità ma le ragazze sopratutto, cavallone tutto pepe di 20 anni con la scritta IO VOTO NO mi facevano venire i brividi.
Alla 10a settimana ora é previsto l'aborto volontario, ma le donne che lo praticano rimangono schedate a vita...

Io amo i lusi, si sa. Ma la loro avversione al nuovo, a volte, é vergognosa. E questo dimostra come qui sia davvero tutto un altro mondo. Sono aperti, gentili, socialmente impegnati, solidali l'un l'altro ma ancorati a logiche repressive di carattere quasi mediovale, dal punto di vista sessuale prima di tutto e comportamentale secundis, vincolati alla chiesa in maniera barbara. Incapaci di comprendere, a 30 anni dalla dittatura, l'importanza del diritto al voto (XXX ha abortito con leggi ancora salazariste, diocristo, come puoi essere tanto imbecille e irresponsabile da non votare?)... Le grandi battaglie sociali dopo la dittatura in Italia muovevano milioni di persone, nel 70 c'era la guerra civile, i tassi d'astensione erano ai minimi storici... Per loro,niente di tutto questo, l'aborto é stato depenalizzato solo a causa dei cazziatoni europei...

Sono contento che riesco a guardarli con spirito critico, finalmente, e che comunque le cose sono andate bene, e che il sole splenda ancora su Lisbona, e che ancora si puó essere persone e non consumatori nonostante il capitalismo spinto stia iniziando a violare anche questa terra ingenua.
E da un lato, questo ancoraggio al medioevo in fondo non mi dispiace, se anche questo é essere e sentirsi diversi. I portoghesi hanno un animo forte. Non sarà una legge a levare il pregiudizio su chi abortisce... e nessun mc donald's distruggerà le tascas.
Ció che é per noi ipocrita, per loro é normalitá. Imposto dall'esterno, ma finché é imposto questo va bene.
Il capitalismo, la modernità, sono ancora filtrati.
E continuo ad amare questa terra di cantanti tristi e donne sorridenti.

Nove miglia marittime lontano da casa


Maestoso.
La parola che si ripeteva nella mia mente ogni momento che mi fermavo a pensare a quello che mi accadeva attorno era solo "maestoso".

I Nine Inch Nails, Trent Reznor, non sono mai stati, per me, un gruppo per cui sacrificare interi pomeriggi, giornate, ore di sala prove, o addirittura per il quale macinare chilometri lontano lontano da casa.
I NIN sono un gruppo che albergava nelle cassettine-compilation di quegli anni '90 tra Smashing, Soundgarden, Six By Seven, dai gusti indefiniti, dal decidere tra Oasis e Blur o tra Cure e Smiths, e ciò si riverbera sin dal momento che entro nel Coliseu di Lisboa, andando per la prima volta a vedere un Concerto di questo livello, di banda-mostro-sacro, a 300 metri da casa mia,a piedi.

Il Coliseu, un vero e proprio teatro, in stile decadente, ovviamente, lisboeta, con i ragazzi (e meno ragazzi) tutti più o meno della mia età, con le magliette di parigi '97 o dei Lightining Bolt, l'immancabile Cure (pensavate che non li nominassi, vero?), il brizzolato 4AD e la grassottella dei Ramones (ma perchè i Ramones stanno sempre sulle grassottelle?) - solo quattro/cinque inglesi hanno comprato la felpa NIN a 25 euro, stasera.
Li vedo accovacciati di fronte al palco, a cantare in coro i testi di Reznor, e penso che loro abbiano meritato quel posto molto più di me, nonostante lì davanti, in prima fila, ci sia ancora spazio per appollaiarsi alla balaustra... Così, scelgo un seggiolino in galleria, e li guardo, in nero e coi capelli tinti, ragazze piene di ferro e piercing, colore verde e capelli biondi, e ripenso a quando quel posto era mio... In altri momenti, in altri tempi.

Apre il concerto una banda di cazzoni, tali POPO, sui quali soffermarsi più di tanto sarebbe reato.
Batterista-cantante occhiale scuro, chiatrrista seconda voce tipo quello dei Bloc Party, bassiste nerd e tastierista piegato. Una roba indefinita genere Rage Against the Machine.

E finalmente entra Reznor.
Entra Reznor e inizia lo spettacolo.

Come detto, le canzoni dei NIN, bene o male, le conoscevo tutte, ne avrò cantate pure 5/6. Eppure le due ore che seguono, senza neppure una pausa (ma che droga prende, Reznor?), con un tizio con le basette bianche, basso, grasso col culo grosso, che canta senza steccare mai, che regala brividi con urla disperate o sussurri delicati, con quella voce inconfondibile, rimarranno indimenticabili negli anni.
Reznor è una macchina, è genio allo stato puro, e questa non é una novità: tutto sommato quello che ascolto è solo farina del suo saccom il casino di effetti, il noise che non stanca, l'industrial melodico che è riuscito a rendere un marchio di fabbrica.

Salta, balla, recita, si butta tra il pubblico, tira oggetti, va in giro per il palco al buio con una luce intermittente.
Le arie più ovattate sono accompagnate da luci verde scuro intenso, giochi d'azzurro e rosso sui deliri più pesanti, tripudio di bianco alla fine dei pezzi melodici, e oro sul protagonista al piano quando dolcemente sussurra "my sweetest friend".
E avanti così, mentre penso al dilettantismo che c'è in giro: un uomo così piccolo è capace di generare uno spettacolo continuo, mentre giù si dimenano e pogano, un animale da palco che coinvolge centinaia di persone in modo diretto, al terzo concerto in tre giorni.
Molti dovrebbero smettere anche di tenerla in mano, una chitarra.

Dimena il culone piazzandosi di profilo, in camicia militare e pantalone di pelle, col basso metallico e il chitarrista che si muove tipo dark, il batterista monstre e il tastierista ai cori e moog.

In sostanza, già oggi Reznor è tornato un magnifico genio, troppo estremo per i miei gusti, che continuerò ad ascoltare saltuariamente, e nei suoi dischi continuerò a skippare la terza, la quinta e la penultima; ma, di sicuro, non ho mai e sottolineo mai assistito ad uno spettacolo così meraviglioso, nonostante poco, pochissimo fosse mio.
L'ho pensato, me lo sono chiesto, se tutto questo fosse stato figlio soltanto della mia condizione attuale, dell'essere a Lisbona, della maturità acquisita dei miei ascolti, del fatto che i NIN, in qualche modo, hanno fatto parte della mia adolescenza.
Niente di tutto questo.
Il quadro dipinto da Reznor è divino, se alla fine del concerto di un gruppo che non sarà mai la mia tazza di tè ne chiedevo ancora e ancora e ancora.

Esco dal Coliseu, cosciente che questa esibizione mi ha, fuori da ogni considerazione banale, segnato dentro, profondamente. Mi ha lasciato delle emozioni forti, incontrollate, un coinvolgimento che mai, neppure per i miei adorati Cure per i quali contavo i giorni, o il primo Litfiba con i miei fratelli di una vita.
Torno a casa, e nello Chiado, un po' prima della Brasilena, un mendicante nascosto in un anfratto buio intona un disperatissimo e incantatore fado.
Ne ho fatta, di strada, per sentirmi così.

11/02/2007, Nine Inch Nails, Lisboa.
Il miglior concerto della mia vita.
Maestoso.

sabato, febbraio 10, 2007

Un uomo e le sue difficolta'

Ho tutto in testa ma...
Blogger non ne vuole che saperne di farmi loggare a modo. Adesso, per puro caso, sto postando, senza conoscere il futuro, cose che nemmeno un quadro surrealista disegnato da un bambino drogato.
E' evidente che un turbine di emozioni differenti mi investe, ma dopo la minchiata di qualcuno(http://junkpuppet.blogspot.com/2006/05/lettera-aperta-alla-cittadinanza.html), che ha proditoriamente diffuso questo indirizzo a chi non doveva, la cosa si palesa come impossibile.
Lamento muito.
Sopratutto per me stesso.
Rileggetevi l'arretrato, e sentitevi in colpa.

lunedì, febbraio 05, 2007

Sopravvivenze

Sembra che gradualmente il mio grado di integrazione nella società lisboeta stia salendo.
Questo perchè al periodo di depressione é finalmente seguita (forse per cause di ********) una relativa calma e voglia di vivere abbastanza gradevole.
Il sole continua a sorgere e ad illuminare questa meravigliosa città, e benchè i portoghesi lisboeti rimangano un popolo a parte -che già cominicia ad invadere centri commerciali e altri luoghi anonimi, o che al centro del Bairro abbiano installato il centro di coordinamento del comitato del NO all'aborto -referendum al 10 febbraio, ancora- e io goda in maniera esponenziale a dire ai ragazzini che passano volantini per la vita "nesta maneira a vossa nação va ficar 30 anos atras da Europa, parabéns", comincio ad uscire un po' di piú, a pormi differentemente con le persone, a godere di questo momento bellissimo.

Continuo a vedere concerti a manetta, come mai nella mia vita.
Immaginate, passare dal jazz di quattro rincoglioniti di ******* a Roger Quigley...
Ho visto un gruppo blues che l'unica cosa fica che aveva era la cantante, mentre ieri mi ha impressionato Yolanda Soares.
Fadista lisboneta, quindi molto poco triste (anche se ha concluso con una canzone che si intitola "lacrima" eh beh, ste du palle, no?) convinta che é riuscita a reinterpretare Beethoven inserendo parti di musica classica, e che canta tipo la Ruggiero - minchiachessonobravamode
Poi va beh, la statua gigante di Lara Croft é un'altra storia.

Fine settimana comunque bello: venerdì sono uscito e mi sono divertito moltissimo, sabato ho visto lo Sporting che perdeva 0-1 in casa e in 15 minuti ha fatto 5-1 (credeteci), ieri una festa veramente bella con la portoghese dai capelli rossi.

Dicono che lì da voi parliate solo di Silvio e Veronica e alla domenica vi ammazziate allo stadio.
Auguri.